È andata meglio per i boschi che sono stati irrigati, tuttavia i conti di fine stagione sono deludenti per i produttori di castagne. In Val Pellice, la stagione si è chiusa la scorsa settimana con un bilancio non soddisfacente per l’associazione che riunisce produttori di Torre Pellice, Villar Pellice, Bobbio Pellice e Lusernetta. “Sono cinquanta i quintali prodotti, a cui si aggiungono i quattordici di scarto” dichiara per l’associazione Piervaldo Rostan. Per capire la scarsità di prodotto basti pensare che nel 2023, ad esempio, i quintali prodotti erano stati novantaquattro. “Ed è ancora più impressionante il confronto con le annate precedenti all’arrivo del cinipide galligeno (un insetto dannoso, ndr) – sottolinea Rostan –. Quando si superavano i duecento quintali”.
Ora che nei boschi è terminata la raccolta e, a Cascina Pavarin di Luserna San Giovanni, è finito il lavoro di cernita, l’associazione analizza i problemi che non si limitano alla quantità di prodotto: “È sceso in modo importante anche il numero di soci, quest’anno siamo appena una ventina”. Una delle cause del calo è l’età media elevata di chi svolge questo tipo di lavoro, che nel frattempo è diventato più impegnativo: “Ormai fa la differenza irrigare dei boschi. I produttori dell’inverso di Villar Pellice, ad esempio, che utilizzano un sistema di irrigazione a pioggia e, ormai da due anni, confermano risultati positivi”.
Sulla scarsità del raccolto hanno pesato i fattori climatici: “Prima di tutto nelle nostre vallate questa estate ha piovuto meno della media registrata sugli altri territori”. Ma qualcosa è andato storto ancora prima: “A giugno la fioritura è durata meno del solito e quindi l’impollinazione non è stata delle migliori”. Meno acqua significa castagne più piccole, mentre una scarsa impollinazione influisce sulla quantità di raccolto: “La nostra ipotesi è che la frequenza di giornate ventose abbia contribuito a far seccare i fiori compromettendo quindi l’impollinazione” ipotizza Rostan.
Inoltre il prezzo all’ingrosso è rimasto basso: “Ha oscillato tra 1,50 e 1,60 euro al chilo, mente negli ultimi dieci anni non era mai sceso sotto 1,90” spiega Rostan. Probabilmente hanno influito sui prezzi sia la buona quantità di raccolto in altre regioni italiane sia le abitudini di consumo: “Ha fatto più caldo quindi, rispetto allo scorso anno, le persone ne hanno comperate di meno”. Inoltre, secondo Rostan, sul calo del consumo pesa una confusione: “La presenza sul mercato del prodotto dei castagni ibridi euro-giapponesi crea confusione. La loro qualità organolettica è inferiore e può capitare quindi che chi le mangi rimanga deluso”.














