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Economia e lavoro | 03 marzo 2021, 09:00

Nel cuore della Val Pellice una struttura innovativa rivolta a persone con demenza e Alzheimer

Si ispira agli esempi migliori raccolti a livello internazionale dalla Diaconia Valdese Valli, la Nuova Ala del Rifugio, residenza all’avanguardia che vede l’ospite protagonista attivo e non solo destinatario di cure

Nel cuore della Val Pellice una struttura innovativa rivolta a persone con demenza e Alzheimer

La Diaconia Valdese Valli ha portato in Val Pellice il meglio dell'esperienza internazionale maturata nel settore dell'accoglienza alle persone Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovannicon demenza e Alzheimer.

La nuova ala del Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovanni, inaugurata a ottobre, è stata realizzata infatti solo dopo un'attenta analisi di ciò che succede all’estero grazie alla rete EFID (European Foundations' Initiative on Dementia), di cui l'ente fa parte e che permette il continuo confronto con i colleghi. ‘Il progetto nasce sull'onda della specializzazione nell'accoglienza di persone con demenza e degli altri servizi semiresidenziali e territoriali che il Rifugio ha sviluppato negli ultimi venti anni - racconta Marcello Galetti, responsabile della struttura -. Una volta trovati i soldi, io e l'architetto siamo andati in Olanda e a Treviso, all'ISRAA - Istituto per Servizi di Ricovero e Assistenza agli Anziani, per cercare ispirazione dal punto di vista architettonico e ciò che abbiamo tratto dalla visita è stato poi traslato nel progetto’.

La Nuova Ala non è la classica struttura residenziale, bensì una casa che rivoluziona il modo di intendere la cura e l’assistenza alle persone con demenza, che vuole offrire loro la possibilità di vivere in un contesto libero e stimolante con l’assistenza e la protezione necessaria. Un luogo reale per rallentare il decadimento cognitivo e ridurre al minimo la disabilità nella vita quotidiana, offrendo alla persona la possibilità di continuare a vivere una vita ricca e adeguata alle sue capacità, desideri e bisogni. La struttura è una sorta di "L", con 12 posti divisi in 4 camere singole e 4 doppie, tutte poste su un lato così da evitare una qualsiasi somiglianza alla classica corsia da ospedale. Grande importanza è data agli spazi comuni (molto sopra gli standard richiesti dalla norma), alla luce naturale (ci sono diversi lucernari dai quali arriva luce naturale, mai diretta) e agli arredi, curati dall’azienda Generali Arredamenti di Pistoia.

Lo spazio si snoda intorno ad una “piazza centrale” in cui si svolge la vita sociale dei 12 ospiti, intorno alla quale trovano spazio le funzioni accessorie:

·         il bagno assistito, che diventa un salone di bellezza, oasi di relax e di stimolazione multisensoriale calibrata

·         angoli del corridoio che diventano uno spaccato di paese, un momento di intimità per parlare con un familiare, uno spaccato di strada, un momento di sosta oppure di stimolazione controllata

·         la grande cucina terapeutica, con arredi studiati appositamente per le fragilità e nati per essere luogo di sperimentazione di terapie occupazionali

“Uno dei punti forti della nuova ala è proprio la cucina – continua il responsabile del Rifugio – con la sua funzionalità che vede gli ospiti protagonisti attivi della preparazione del pranzo, e non solo. Per questo ci siamo ispirati ad una struttura belga anch’essa parte della rete europea EFID, che ho visitato lo stesso anno del viaggio in Olanda, costruita senza una cucina centrale, perché ogni nucleo ha la propria”. La ditta che ha in appalto la cucina fornirà il cibo "grezzo" che verrà lavorato da chi opera e vive nella struttura: “Se un giorno si mangia alle 12 e quello successivo alle 13.30, non è un problema: questo è ciò che accade in una famiglia”.

Parola d’ordine del nuovo nucleo è, infatti, flessibilità: no all’attività programmata e alla giornata scandita da tempi fissi e rigidi. Le giornate all’interno della casa sono strutturate il meno possibile, organizzate con ritmi ‘da famiglia’ e con la partecipazione attiva dei residenti anche nella preparazione del pranzo. Da ciò emerge un altro aspetto fondamentale: la scelta degli operatori ai quali è richiesta una mentalità assolutamente flessibile che consente loro di cambiare mansione.

All'interno della struttura nulla è lasciato al caso. Il pavimento è stato studiato senza via di fughe, con colori a pastello e non lucidi (le persone con Alzheimer tendono a vedere il vuoto, ad esempio, tra una piastrella e l’altra o pensano di camminare sull’acqua se la superficie è lucida), e con un percorso stabilito per far sì che il disturbo del ‘wandering’ possa spezzarsi all’esterno della struttura, trovando così altri stimoli dove fermarsi. Anche il colore scelto per le pareti è importante: adatti all’ambiente, quindi colori caldi che riflettono la luce senza essere abbaglianti. 

I lavori di costruzione del nucleo sono durati circa 2 anni. Realizzata su un’area di 500 mq, all’interno di un lotto di 2.300 mq, la nuova ala è inserita in una splendida cornice naturale, sulla collina di Luserna San Giovanni, al cospetto delle montagne ed un ampio spazio verde consente la vita all’esterno e le relative attività.

NUOVA ALA

RIFUGIO RE CARLO ALBERTO

Località Musset, 1

Luserna San Giovanni

Tel. 0121 909070

rifugio@diaconiavaldese.org

dvv.diaconiavaldese.org

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